IL CANDIDO MASSICCIO DEGLI ALBURNI E LA VALLE DEL CALORE TRA EMOZIONI E SORPRESE
Una terra rigogliosa quella della Valle del fiume Calore, nastro azzurro che dalla montagna del Cervati, dove sgorga, scivola verso il Sele fino a Roccadaspide, ove si svolgono anche campionati
di canoa, e dell'imponente massiccio degli Alburni, dalle bianche guglie aguzze calcaree e gli incantevoli boschi. L'ampia zona comprende i comuni di Albanella, Altavilla, Aquara, Bellosguardo, Campora, Capaccio, Castel San Lorenzo, Castelcivita, Controne, Corleto Monforte, Felitto, Giungano, Laurino, Magliano Vetere, Monteforte Cilento, Ottati, Petina, Piaggine, Postiglione, Roccadaspide, Roscigno, Sacco, Sant'Angelo a Fasanella, Serre, Sicignano degli Alburni, Stio, Trentinara e Valle dell'Angelo.
Questi luoghi riservano emozioni e sorprese per la suggestività dei posti, ma
anche per il folklore, l'artigianato, i prodotti tipici ed una gastronomia unica
per genuinità. Immerso in un territorio affascinante dove domina incontrastata
la natura, il corso delle trasparenti acque del fiume Calore, in cui vive la
lontra, si incunea in uno dei paesaggi più spettacolari del Cilento: Felitto, arroccato
sulla rupe di San Nicola, tra impressionanti strapiombi e fittissimi boschi,
domina le gole del Calore. Si incontrano degli scenari geomorfologici davvero
unici: gole, cascate e rocce plasmate e scavate dallo scorrere senza fine di
un'acqua limpidissima. Volendo raggiungere il ponte medievale, si affronta la
parte più difficile del percorso in compagnia di qualche rapace che si esibisce
in tutto il suo splendore tra cielo e pareti rocciose simili a Canyon. A Felitto
si può fare tappa al Castello feudale, con costone chiamato "salita delle cappelle" composto
di sette torrioni. La località è particolarmente famosa per essere la patria
del fusillo (prodotto IGP) in onore del quale ogni anno viene organizzata nel
corso del mese di luglio una sagra che richiama nel piccolo centro migliaia di
persone provenienti da ogni dove.
In particolare, il territorio della Val Calore si estende a ridosso dell'area archeologica diPaestum: dal complesso, comprendente i maestosi templi ed il Museo, si può partire per itinerari di scoperta verso le zone interne, un susseguirsi di abitati, le cui cappelle ed i cui palazzi gentilizi scrivono la storia della comunità, ricche anche di sapori, profumi e colori, che ne fanno la specificità di un'offerta turistica di qualità, nel segno della cultura e delle migliori tradizioni. La spiccata vocazione agricola dell'area fa vantare un'eccellente tradizione gastronomica, improntata ai valori del gusto e della genuinità. Alcuni Comuni rientrano nell'area di produzione del vino
doc Val Calore e dell'olio Dop Colline Salernitane. A Serre vi è proprio un Santuario dedicato alla Madonna
dell'Ulivo, edificato tra il X e l'XI sec.
Particolarmente apprezzato per le sue qualità organolettiche e per il suo gusto è il fagiolo di Controne, piccolo e tondo, dalla buccia sottilissima, a cui è dedicato una rinomata sagra che nel corso della quale riemergono da tempi lontani antiche taverne e i caratteristici personaggi quali l'Abate ed il Barone. Innumerevoli tradizioni e specialità gastronomiche coinvolgono i visitatori nel percorrere le antiche vie Giudea, Pavone e dell'Osso e nella visita alla Chiesa di San Nicola di Bari, in cui si conserva la statua lignea del patrono e la Bolla Papale di Benedetto VII.
Nella zona di Castelcivita, in cui si producono deliziosi ceci, si troviamo le famose grotte,
dette anche di Spartaco, in quanto, secondo la tradizione, il gladiatore romano fece sosta qui quando, a capo degli schiavi, condusse questi a ribellarsi contro Roma. Si tratta di un complesso di cavità carsiche che snodandosi nelle viscere della terra per più di cinque chilometri, formano un susseguirsi di gallerie, saloni, e conformazioni geologiche dalle forme fantastiche (limoni, la testa di un maiale, il viso di un cherubino, il presepe, la Pagoda). Lo straordinario, unico ed ipnotico scenario delle grotte offre la favola mitologica di Orfeo
ed Euridice, la più emozionante storia d'amore mai uscita dalla fantasia e dalla scrittura dei più grandi autori di ogni tempo. Uno "spettacolo" che ammalia i visitatori con una formula che coniuga l'aspetto mitologico della vicenda alla suggestione del luogo.
I vasti pianori dell'Alburno sono terreno di pascolo per i bovini della razza podalica, che forniscono carni prelibate ed un latte da cui si ricavano il rinomato caciocavallo degli Alburni, pecorino e ricotte salate. Gli estesi castagneti di Sicignano degli Alburni, ove si trova il Castello
Giusso a dominare il paese dall'alto di un costone roccioso, forniscono frutti di elevata qualità, e le zone boschive di Petina offrono gustosissime fragoline di bosco celebrate con una sagra. Straordinario per sapore ed in via di riconoscimento per un suo marchio di qualità il fico di Ottati. Da non perdere è la Chiesa
del Santo Patrono Biagio: divisa in tre navate, presenta una volta riccamente affrescata.
E come dimenticare Roscigno Vecchia, patrimonio mondiale dell'Unesco. Definita la "Pompei
del XX secolo", il centro abbandonato costituisce un museo a cielo aperto nell'affascinante borgo, intricato labirinto di stradine, case, botteghe, stalle e cantine. |